Dal primo gennaio 2012 per vendere una casa è diventato obbligatorio stilare l’Attestato di certifcazione energetica (Ace) sia per gli annunci online sia per quelli esposti da portali e agenzie immobiliari.Ma la norma, voluta da una direttiva europea del 2007 e resa obbligatoria in Italia dal 2009, è stata introdotta solo a livello regionale: pertanto la sua applicazione cambia radicalmente da un’area all’altra del territorio nazionale.

La strada per mettersi in regola sembra ancora molto lunga: soltanto il 25% dei circa 700.000 annunci presenti sul sito sono in regola e la percentuale cresce molto lentamente, il che non fa ben sperare. La ragione per cui sono ancora pochi gli immobili in regola e da ricercare nella mancanza di sanzioni.

Sono validi solo gli annunci che riportano sia la classe energetica sia l’indice di prestazione energetica dell’immobile (la risultante di questi due valori è appunto il documento Ace). In questo modo si escludono automaticamente tutti quegli immobili che, attraverso un’autocertifcazione, sono stati collocati direttamente nella classe G, la peggiore in assoluto (nei primi tempi di entrata in vigore della norma è successo che i privati tendevano ad autocertificare la propria casa per non pagare il certificatore).

Invece, la legge sulla classificaione energetica, che anticipa comunque una richiesta tassativa del notaio al momento del rogito, deve essere letta come uno strumento positivo per l’acquirente, che può sapere fin dall’inizio quale sarà il livello medio dei consumi dell’immobile, e quindi quanto pagherà di spese. Anche perché di immobii messi sul mercato possono subire un’oscillazione dì prezzo di vendita che può arruare anche al 30% a seconda che siano di classe A o G, rispettivamente la migliore e la peggiore. Infine, c’è il capitolo costi di certificazione: un professionista abilitato dovrebbe chedere circa 230 euro per un appartamento di 70 metri. Ma sul web (e non solo) si trova anche chi per 50 euro certifica il tutto senza spostarsi neppure dal’ufficio. Un’altra mancanza di controllo che non contribuisce a buon esito della normativa.